Ieri a Trento i protagonisti del percorso “IO SCELGO il mio progetto di vita” lo hanno presentato ai circa 70 presenti, fra familiari, professionisti, rappresentanti di enti pubblici e del terzo settore. E’ stato un incontro dedicato all’autodeterminazione.
Trento, 27 maggio 2026 – Si è svolto a Palazzo Geremia l’incontro conclusivo del progetto “IO SCELGO il mio progetto di vita”, promosso da AIPD Trentino aps e dedicato all’autodeterminazione delle persone con trisomia 21.
All’incontro hanno partecipato Andrea Degli Esposti, Chiara Pozzatti, Federico Vian, Ilaria Perasso, Marco Frigo, Matteo Rebecchi e Michele Comai, insieme a Patrizia Danesi di AIPD nazionale e Valentina Merlini di AIPD Trentino.
Sono intervenuti inoltre Monica Baggia, assessora del Comune di Trento, Roberto Pallanch, dirigente UMSE disabilità e integrazione socio-sanitaria della Provincia autonoma di Trento, e Marianna Calovi di Caf Acli Trentino.
L’evento, moderato da Patrizia Danesi, si è aperto con i saluti istituzionali.

L’assessora Monica Baggia ha accolto i partecipanti a Palazzo Geremia sottolineando il valore dell’autodeterminazione come espressione di cittadinanza attiva. Nel suo intervento ha parlato alle persone con trisomia 21 come a tutti gli altri cittadini e cittadine della città, invitandole a partecipare pienamente alla vita sociale della comunità.
Roberto Pallanch ha evidenziato l’importanza del ruolo degli enti del Terzo Settore anche nella fase di sperimentazione del D.Lgs. 62/2024, sottolineando la necessità di dare spazio diretto alle persone con disabilità e di portarne la voce ai tavoli decisionali e alle cabine di regia. Una collaborazione preziosa, capace di mettere in dialogo esperienze, competenze e sguardi diversi.
Marianna Calovi ha ripercorso gli obiettivi del progetto “IO SCELGO il mio progetto di vita”, inserendoli nel contesto del bando “30 e lode”, promosso da Caf Acli Trentino in occasione del trentesimo anniversario dell’ente. Ha inoltre spiegato le motivazioni che hanno portato la commissione valutatrice a sostenere il progetto nell’area dedicata a inclusione e accessibilità, riconoscendone “l’impegno e l’innovazione che portano valore alla comunità trentina”.
Durante l’incontro è stato proiettato il video realizzato da Borto Maltese tra ottobre 2025 e maggio 2026, che racconta il cuore del percorso (disponibile QUI): le domande affrontate dai partecipanti, le modalità di lavoro, le emozioni vissute, le competenze sviluppate e le riflessioni emerse lungo il cammino. Il video include anche le testimonianze di quattro dei sette partecipanti, che hanno condiviso aspetti personali del proprio progetto di vita.

Successivamente, Andrea Degli Esposti, Chiara Pozzatti, Ilaria Perasso, Marco Frigo, Matteo Rebecchi e Michele Comai hanno preso la parola per commentare e integrare il video davanti ai circa 70 presenti in sala. Nei giorni precedenti era stato chiesto loro se e come desiderassero intervenire e quali materiali volessero condividere.
I partecipanti hanno scelto di mostrare le mood board realizzate durante il percorso, dedicate alla loro vita presente, alla vita desiderata e ai passi necessari per avvicinarsi ai propri obiettivi, insieme ai materiali prodotti durante gli incontri su affettività e sessualità. Hanno inoltre deciso di intervenire liberamente, senza discorsi preparati o scalette prefissate, improvvisando davanti al pubblico. Una scelta significativa e coerente con il senso stesso del progetto: in un percorso dedicato all’autodeterminazione, limitare o mediare il loro spazio avrebbe significato andare contro il desiderio di esprimersi liberamente. AIPD ha quindi scelto di ascoltare, restando accanto ai partecipanti senza intervenire. Quanto emerso durante questo momento, per autenticità e profondità, resterà patrimonio prezioso delle persone presenti.

A conclusione dell’incontro, la coordinatrice di AIPD Trentino Valentina Merlini ha tracciato un bilancio del progetto, sottolineando come il percorso non abbia voluto offrire risposte definitive, ma piuttosto aprire uno spazio reale di ascolto e confronto con i protagonisti coinvolti.
Nel suo intervento ha individuato tre motivazioni principali che hanno portato AIPD a promuovere il progetto.
Dare concretezza al “progetto di vita”
Non basta una nuova norma o un cambiamento burocratico per mettere davvero la persona al centro: serve un cambiamento culturale profondo. Il progetto ha quindi cercato di ascoltare direttamente desideri, aspettative e bisogni delle persone coinvolte, affrontando temi come abitare, lavoro, relazioni, salute, tempo libero e cittadinanza attiva.
Promuovere una reale autodeterminazione
Le persone con trisomia 21 devono essere protagoniste delle decisioni che riguardano la propria vita. L’autodeterminazione è un diritto riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e non un semplice ideale. Il progetto ha offerto ai partecipanti strumenti, vocaboli e competenze per poter dialogare in modo paritario con professionisti e istituzioni, invitando allo stesso tempo i servizi a superare le barriere culturali, linguistiche e organizzative che limitano la partecipazione.
Assumersi una responsabilità collettiva
AIPD si sente chiamata a rispondere alle richieste delle persone con trisomia 21, che chiedono maggiore autonomia e riconoscimento, ma anche a quelle delle famiglie e dei caregiver, spesso lasciati soli dal sistema di welfare. Allo stesso tempo, la normativa prevede un coinvolgimento diretto degli enti del Terzo Settore nei processi decisionali. L’esperienza quotidiana dell’associazione dimostra che autodeterminazione e protagonismo sono possibili, ma evidenzia anche quanta strada resti ancora da percorrere.
L’incontro si è concluso con la consapevolezza che, pur essendo terminato, il progetto ha aperto nuove possibilità e rafforzato nei partecipanti la capacità di immaginare e costruire il proprio futuro.
È stato infine ribadito quanto sia necessario costruire una società inclusiva che sappia ascoltare le persone e accompagnarle “accanto, non al posto di”, attraverso una collaborazione concreta tra enti, professionisti, famiglie e associazioni, per progettare percorsi di vita realmente individuali, personalizzati e partecipati.
